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martedì 13 febbraio 2018

La terapia unificata di tutto - Maurizio Forza

Tutta la materia deriva dall’esplosione di quel nucleo iperdenso iniziale attraverso il Big Bang. Le leggi fisiche hanno imposto un progressivo rallentamento e raffreddamento delle alte energie inizialmente emesse da quella esplosione. Ciò ha permesso l’aggregarsi delle molecole che poi hanno interagito tra di loro. Questa iniziale formazione di particelle e poi molecole deriva, come abbiamo spiegato, dall’osservazione focalizzata ed intenzionale delle funzioni d’onda quantistiche che caratterizzavano i momenti antecedenti alla destabilizzazione di quel nucleo che se ne era rimasto tranquillo fuori dal tempo e dallo spazio e vai a sapere per quanti eoni. Il collasso della funzione d’onda, ossia il momento in cui un’onda di sola possibilità diventa qualcosa di reale e tangibile, parte dall’effetto osservatore quantistico. Questa entità, in pratica, mette in moto quei meccanismi che fanno sì che l’osservazione di come una cosa potrebbe essere lo diventi poi in realtà: essa impone una particolare configurazione dello spazio, del tempo e della materia attingendo da tutte le possibilità esistenti solo in teoria e che “vivono” in quello che viene definito lo spazio delle varianti. Questo è una sorta di ambiente virtuale dove ci sono le idee di come tutte le cose potrebbero essere, ma dove nessuna di esse è davvero ancora stata sperimentata per come, appunto avrebbe potuto essere.

… queste variabili osservate tra le tante, attraverso il rallentamento e raffreddamento dell’energia uscente dal primo momento dell’osservazione cominciano a scendere lungo le scale delle frequenze dell’energia stessa ed entrano nel reame tridimensionale nel quale siamo ora.

Siamo fatti ad immagine e somiglianza degli Dei.
Quindi se la materia per funzionare e, soprattutto, per restare aggregata ha bisogno di un’idea specifica secondo la quale strutturarsi, si spiega la necessità del dover avere delle strutture specifiche, dei canali preferenziali, dove queste idee retaggio dell’evoluzione, possano restare coerenti durante tutta la vita dell’essere vivente e della struttura materica.

Del resto avevamo già visto come già dalle prime fasi delle divisioni cellulari quello che succede è che la materia che si divide e si replica lo fa attraverso la coerenza informativa come sé stessa mantenuta da linee energetiche, di luce per quello che queste immagini ci consentono di capire.

Basterebbe smetterla di chiamarli Meridiani e cominciare a dar loro il nome che gli è proprio e che ne spiega per altro la loro funzione ma soprattutto la loro NECESSITÀ.

Sono linee di campo, linee di equivalenza elettromagnetica di coerenza frequenziale. Sono linee di pensiero strutturato specificatamente organizzate per permettere lo svolgimento delle funzioni per le quali la materia è pensata. Per come si è costruita, si deve mantenere automaticamente organizzata affinché tali funzioni possano essere svolte.

Sono veramente da considerare una necessità fisica di strutturazione di pensiero che, affinché resti costante e coerente nel corpo, devono fin dal principio della progettazione delle prime fasi, restare presenti e stabili.

Perché la materia resti aggregata in forma tangibile, i canali contenenti l’idea che la materia sta sperimentando, devono continuare a racchiuderla in forma energeticamente stabile e quindi elettricamente coerente a quella originaria.

Senza l’idea di base mantenuta stabile, la materia semplicemente si disgregherebbe. Sono una necessità, non un orpello spiritualistico per fanatici della new age orientale.

Pura coerenza fisica. Per come la materia si struttura qui sulla terra.

In buona sostanza sono il servo-sistema di base della scheda madre del nostro computer biologico. Secondo le idee in essa contenute (perché ricordiamo che le idee sono informazioni, quindi frequenze che devono propagarsi attraverso qualcosa), la materia si definisce e differenzia fin dai suoi primi movimenti di divisione. Questa configurazione continuerà fino al momento in cui si renderà conto di non servire più allo scopo originario, che era quello di verificare la fattibilità tridimensionale di un’idea esistente nello spazio delle varianti. E da lì il corpus di base dello scorso libro nel quale si è cercato di dimostrare come, per non dare più la necessità al corpo umano di dover morire, fosse sufficiente continuare a ricercare nuovi PARADIGMI DI SCOPERTA NON ANCORA SPERIMENTATI. Questo affinché la materia stessa dovesse ristrutturarsi sempre in forme nuove, non ancora sperimentate, e quindi vergini e nuove. Ecco nascere il concetto di staminali indifferenziate da differenziare a nostra precisa volontà.

Tutta la medicina tradizionale energetica pone una suddivisione nelle 24 ore di “picchi” di attività che definiscono 12 meridiani principali così suddivisi:
ore 3.00-5.00             POLMONE
ore 5.00-7.00             INTESTINO CRASSO
ore 7.00-9.00             STOMACO
ore 9.00-11.00           MILZA/PANCREAS
ore 11.00-13.00          CUORE
ore 13.00-15.00         INTESTINO TENUE
ore 15.00-17.00         VESCICA
ore 17.00-19.00         RENI
ore 19.00-21.00         MAESTRO DEL CUORE (GENITALI e PERICARDIO)
ore 21.00-23.00         TRIPLICE RISCALDATORE (TIROIDE e SURRENI)
ore 23.00-1.00           VESCICOLA BILIARE (CISTIFELLEA)
ore 1.00-3.00              FEGATO

MANTENERE IL FOCUS SULLA FISICA EVOLUTIVA
Schematizziamo per essere chiari:
  • Un osservatore collassa una funzione d’onda.
  • La funzione d’onda struttura la molecola in modo coerente.
  • Se l’osservazione (e quindi l’idea) viene mantenuta, allora le molecole si aggregano sempre di più tra di loro strutturandosi in modalità sistematizzata.

Ecco perché dopo 13,7 miliardi di anni di sperimentazioni delle leggi fisiche e quindi chimiche (e solo 4,4 miliardi per questa Terra) è rimasto indispensabile mantenere nel corpo una sorta di autostrada specifica per ciascuna delle idee già avute, già sperimentate e soprattutto già validate (dato che siamo ancora vivi).

Ecco quindi la necessità dei meridiani e quindi anche dei relè cerebrali, responsabili della comunicazione tra le idee frequenziali contenute nei canali stessi. E quindi anche delle parti anatomiche ad essi rispondenti.
Questo è il senso di quelle linee che abbiamo osservato nell’immagine della divisione cellulare al microscopio.

In buona sostanza i meridiani sono le linee di capo del corpo umano grazie alla quale la materia “corpo umano” si struttura per portare avanti il progetto di evoluzione iniziato con il Big Bang.

La nostra esistenza è un grande esperimento su scala intergalattica e divina di verifica dell’espressione delle idee sul piano dell’esperienza.
Ecco il vero libero arbitrio: poter decidere SE, e di COSA continuare a fare esperienza. E noi possiamo scegliere tra ciò che potrebbe essere se la creazione continuasse ad espandersi. La buona notizia è che, con o senza di noi, essa sta proprio continuando a farlo. Quindi il nostro set di possibilità è virtualmente infinito: di conseguenza, niente fine di possibilità di sperimentazione significa nessuna possibilità di morire davvero.
Nello specifico quindi, dopo la grande esplosione/implosione e di conseguenza dopo l’arrivo dei fulmini che hanno dato avvio alle reazioni molecolari dei composti organici del brodo di Oparin e, dopo la fecondazione della cellula uovo, le idee da esprimere sono state:

  • SONO SOLO
  • DEVO TROVARE QUALCOSA DA QUALCHE PARTE
  • LO PRENDO
  • LO SCINDO
  • LO MANDO IN CIRCOLO TRA IL RESTO
  • LO ASSORBO
  • È ROBA MIA
  • LO MARCHIO E LO DELIMITO
  • MI MOLTIPLICO
  • DEVO ANDARE PIÙ IN LÀ
  • RIPRENDO E RISCINDO TUTTO
  • RIPORTO TUTTO ALL’ORIGINE

Nel corpo umano quelle idee di stampo fisico biologico si evidenziano in meccanismi anche dopo la fuoriuscita dal canale del parto. Il bambino appena nato inizia quindi a ripercorrere le solite 12 tappe:

  • SONO SOLO.
  • DEVO TROVARE IL CIBO DATO CHE PRIMA MI ARRIVAVA IN AUTOMATICO E ADESSO DEVO CERCARLO.
  • PRENDO IL CIBO CON LA SUZIONE.
  • LO SCINDO.
  • LO FACCIO AVANZARE IN CIRCOLO.
  • LO ASSORBO.
  • LO RICOMPONGO SECONDO IL MODELLO DELLE MIE STESSE MOLECOLE ORGANICHE.
  • RIAGGREGO TUTTO IN MOLECOLE COMPLESSE PER CRESCERE E RINFORZARMI.
  • COMINCIO A REPLICARE ME STESSO.
  • SPERIMENTO CIÒ CHE È FUORI.
  • RECUPERO LE INFORMAZIONI ESPERIENZIALI CHE ARRIVANO COME MOLECOLE ORGANICHE (ORMONI).
  • RIPORTO LE INFORMAZIONI ALL’INTERNO DEL CIRCUITO INTERPRETATIVO.

Le funzioni fisiologiche specifiche che permettono il dispiegarsi di quelle necessità nel corpo umano sono ovviamente riconducibili a 12 meccanismi di base:

  • RICAPTAZIONE DEI LIQUIDI ATTRAVERSO I TUBOLI COLLETTORI RENALI.
  • CAPTAZIONE DELLA SEROTONINA PER REGOLARE L’ATTIVITÀ CIRCADIANA DIURNA, MOMENTO IN CUI DOVREMMO NUTRIRCI.
  • IMMAGAZZINAMENTO DEL CIBO ATTRAVERSO IL CANALE DIGESTIVO VERSO LO STOMACO.
  • REGOLAZIONE ENZIMATICA PER PERMETTERE LE OPERAZIONI DI SCISSIONE AD ENZIMATICA.
  • AUMENTO DELLA CIRCOLAZIONE PER PERMETTERE L’ATTIVITÀ COMPLESSA DELLA PERISTALSI E AUMENTO DELLA PRESENZA DELL’OSSIGENO PER LE OPERAZIONI DIGESTIVE.
  • ASSORBIMENTO DEI NUTRIENTI.
  • ESPULSIONE DEI CATABOLITI DELL’ATTIVITÀ SVOLTA.
  • FILTRAZIONE RENALE CHE IDENTIFICA COSA DEVE ESSERE RILASCIATO E COSA INVECE TRATTENUTO.
  • AZIONE DEGLI ORMONI SESSUALI CHE DANNO LO START ALLE NECESSITÀ REPLICATIVE PRO-SPECIE.
  • AUMENTO DEL METABOLISMO PER ACCELERARE LE ATTIVITÀ DEL CORPO VERSO L’ESTERNO.
  • CREAZIONE DELLA BIODISPONIBILITÀ DI ACIDI GRASSI PER LA FORMAZIONE DELLE STRUTTURE IMPLICATE NELLA NEUROTRASMISSIONE ESPERIENZIALE (ORMONI, GUAINE, GLIA …).
  • REGOLAZIONE DI VITAMINE E COENZIMI CHE COORDINANO LE FUNZIONI DI TIPO INFORMATIVO CHE CAPTIAMO PER L’ADATTAMENTO ALL’AMBIENTE. 

Gli organi che hanno avuto quindi la necessità di formarsi per permettere l’adempimento delle funzioni appena citate che erano al servizio della sperimentazione delle idee fisiche sono quindi stati:

  • POLMONI: SISTEMA ANGIOTENSINA.
  • INTESTINO CRASSO: CAPTAZIONE DI SEROTONINA E FORMAZIONE DI ENTERAMINA.
  • STOMACO: ASSUNZIONE DI CIBO.
  • MILZA/PANCREAS: RILASCIO DI ENZIMI E ORMONI REGOLATORI DELLA DIGESTIONE.
  • CUORE: POMPA CIRCOLATORIA.
  • INTESTINO TENUE: ASSORBIMENTO DI NUTRIENTI.
  • VESCICA: RILASCIO DI URINA.
  • RENI: FILTRAZIONE PLASMATICA.
  • GENITALI: FUNZIONI SESSUATE.
  • TIROIDE: AUMENTO DI ATTIVITÀ METABOLICA.
  • CISTIFELLEA: ENZIMI BILIARI PER SCISSIONE DEI GRASSI.
  • FEGATO: REGOLAZIONE COENZIMATICA E VITAMINA (A.D.E.K.).

Ricordate come qualche pagina fa vi ho accennato al susseguirsi dei meridiani nell’arco della giornata? 

Questa è l’espressione biologica degli schemi di generazione della materia a partire dal Big Bang. Il corpo umano ne è una delle tante derivazioni, forse la più complessa ed evoluta sul pianeta, ma pur sempre una derivazione di esso resta. Lo schema è lo stesso e si ripete su ricorsività frattale e di conseguenza ci si deve attenere.

Fonte: La terapia unificata di tutto di Maurizio Forza







https://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-terapia-unificata-di-tutto-libro.php?pn=2028




Vedi anche: Il disegno unificato di tutto di Maurizio Forza



domenica 14 gennaio 2018

Il Metodo Bates – W.H. Bates

Tutti gli oftalmologi che abbiano una certa esperienza sanno che la teoria dell’incurabilità non si adatta alla realtà che si osserva. Non sono infrequenti casi di guarigione spontanea, oppure di cambiamento da una forma all’altra.
Per molto tempo c’è stata la tendenza a ignorare questa realtà molesta, oppure a giustificarla, e fortunatamente per coloro che ritengono necessario appoggiare a tutti i costi le vecchie teorie, la funzione di accomodazione della visione attribuita al cristallino offre, nella maggior parte dei casi, un metodo di spiegazione plausibile.
Secondo questa teoria, che molti di noi hanno appreso a scuola, l’occhio cambia la sua focale per vedere a distanze variate modificando la curvatura del cristallino; cercando quindi una spiegazione della variabilità dell’errore di rifrazione che in teoria è costante, gli studiosi ebbero la brillantissima idea di attribuire al cristallino una capacità di mutare la sua curvatura non solo a scopo di normale accomodazione, ma anche per compensare o produrre errori da essa causati.
Nel caso dell’ipermetropia (generalmente ma impropriamente definita vista lunga, anche se il paziente che accusa un difetto del genere non riesce a vedere chiaramente né da lontano né da vicino), l’asse anteroposteriore dell’occhio è troppo breve, sicché tutti i raggi di luce, sia quelli convergenti provenienti da oggetti vicini sia quelli provenienti da oggetti lontani, sono a fuoco oltre la retina anziché su di essa. Nel caso della miopia l’asse anteroposteriore dell’occhio è eccessivamente allungato, ragion per cui mentre i raggi divergenti provenienti da oggetti vicini arrivano alla retina, quelli paralleli provenienti da oggetti lontani non la raggiungono.
Si ritiene che entrambe queste condizioni siano permanenti, l’una congenita e l’altra acquisita.
Allora, se una persona a volte sembra affetta da ipermetropia o da miopia, e a volte sembra che non lo sia o lo sia in misura inferiore, non è lecito pensare che nel bulbo oculare sia intervenuto un cambiamento di forma. Perciò, nel caso in cui l’ipermetropia scompaia o diminuisca, ci viene detto che l’occhio, nell’atto di vedere sia da lontano sia da vicino, aumenta la curvatura del cristallino quanto basta per compensare in tutto o in parte la piattezza del bulbo oculare.
Al contrario, nel caso della miopia ci viene detto che effettivamente l’occhio si deforma, creando una condizione anormale o peggiorandone una già presente.
In altre parole, si dice che il cosiddetto muscolo ciliare, che si suppone controlli la sagoma del cristallino, possa entrare in uno stato di contrazione più o meno lungo, tenendo così il cristallino ininterrottamente in uno stato di convessità che esso, si sostiene, dovrebbe assumere soltanto al punto prossimo della visione distinta.
Può darsi che al profano queste curiose prestazioni appaiano innaturali, ma gli oftalmologi ritengono che la tendenza a indulgervi sia talmente radicata nella consuetudine dell’organo della vista che nella prova degli occhiali è consuetudine immettere atropina nell’occhio – le “gocce” che chiunque abbia consultato un oculista conosce bene – allo scopo di paralizzare il muscolo ciliare e, di conseguenza, di impedire mutamenti nella curvatura del cristallino, mettendo in evidenza la “ipermetropia latente” ed eliminando la “miopia palese”.
Si ritiene tuttavia che l’interferenza del cristallino sia solo fino a un certo punto responsabile di moderati gradi di variazione negli errori di rifrazione, e ciò soltanto durante i primi anni di vita.
Quanto ai gradi di variazione più grandi, o a quelli che si presentano dopo i quarantacinque anni, quando si presume che il cristallino abbia perduto più o meno la sua elasticità, non si è mai trovata una spiegazione plausibile.
La scomparsa dell’astigmatismo, ovvero il mutare delle sue caratteristiche, costituisce un problema ancora più sconcertante. Nella maggior parte dei casi questa condizione è dovuta a un cambiamento asimmetrico nella curvatura della cornea, da cui deriva la mancata messa a fuoco dei raggi di luce in un punto qualsiasi: si presume che l’occhio possegga una capacità limitata a superarlo, anche se l’astigmatismo va e viene molto facilmente come altri errori di rifrazione. Inoltre è noto che lo si può provocare spontaneamente. Alcuni individui sono in grado di produrre fino a tre diottrie (a diottria è la forza di messa a fuoco necessaria per mettere a fuoco raggi paralleli a distanza di circa un metro). Io stesso sono capace di produrne una e mezza.

Col tempo scoprii che la miopia e l’ipermetropia, come l’astigmatismo, si potevano provocare a volontà; che la miopia non si accompagnava, come per tanto tempo si è creduto, all’uso degli occhi al punto prossimo (è il punto dell’asse ottico più vicino all’occhio, per il quale è ancora possibile la visione distinta. La distanza dal punto prossimo aumenta con l’età. Il punto dell’asse ottico più lontano dall’occhio per il quale è ancora possibile la visione distinta è detto punto remoto) bensì a uno sforzo per vedere oggetti lontani, in quanto lo sforzo al punto prossimo è collegato con l’ipermetropia; che un errore di rifrazione non era mai una condizione costante; che, infine, l’errore di rifrazione poteva essere eliminato se di grado basso e migliorato se di grado alto.

Ala fine mi impegnai in una serie di osservazioni riguardanti gli occhi degli esseri umani e degli animali inferiori, i cui risultati convinsero me e altri che il cristallino non è un elemento dell’accomodazione e che la regolazione necessaria per vedere a diverse distanze viene effettuata nell’occhio, esattamente come nella macchina fotografica, modificando la lunghezza dell’organo, variazione che viene compiuta dai muscoli che agiscono sulla parte esterna del bulbo oculare.

Ugualmente convincente fu la dimostrazione che gli errori di rifrazione, presbiopia compresa (rigidezza del cristallino, che crea difficoltà per l’accomodazione e recessione del punto prossimo) sono dovuti non a un mutamento organico della forma del bulbo oculare o della struttura del cristallino, bensì a uno squilibrio funzionale nell’azione dei muscoli esterni al bulbo oculare, che quindi può essere eliminato.

Fonte: Il metodo Bates di W.H. Bates









lunedì 18 dicembre 2017

Battaglia per il presente – Henri Thomasson

RELIGIONE E INSEGNAMENTO: DUE PARALLELE CHE SI INCONTRANO PRIMA DELL’INFINITO

Una credenza cieca spesso rifiuta le lezioni dell’esperienza. Essa stabilisce nell’uomo un a-priori che ne annulla quasi totalmente l’imparzialità e gli toglie ogni possibilità di approfittare dell’esperienza.
La credenza diventa Fede, così come l’intende la religione, può essere altrettanto rigida sia nel restare ciecamente aggrappato ai dogmi, sia nel dirsi illuminata da un pensiero rotto alle mille sfumature dell’esegesi; e tuttavia, in entrambi i casi, essa è giustificata dalla effettiva comparsa di momenti esaltanti profondamente vissuti.
La Fede, così come spesso ci viene presentata, innalza una barriera intransigente intorno al mondo interiore dell’uomo meccanico, e l’uomo ne resta ciecamente rassicurato. Essa funge da risposta a molti problemi, e ogni volta che l’uomo per un istante percepisce l’ignoto che lo circonda da tutte le parti, essa lo salva dall’ignoranza e dalla paura dandogli un falso senso di sicurezza.
Ma la Fede ha assunto questo aspetto solo dopo un lungo percorso; partita da una Conoscenza Unica che è la sorgente di tutte le religioni autentiche, essa è gradualmente arrivata fino alla concezione semplicistica più rudimentale, l’unica accessibile alla maggioranza degli uomini che compongono la massa dell’umanità. A questo livello, tutto ciò che sfugge alla comprensione viene immagazzinato in una zona del sentimento dove esiste qualcosa che è stato predisposto per occuparsene, ma che è una caricatura della vera Fede.
Ecco perché le religioni – o perlomeno ciò che ho potuto ciò che ho potuto capirne – avendo preso contatto con la vera essenza della fonte da cui derivano, sono state costrette a presentare questo tipo di Fede come base fondamentale della loro dottrina.
Ogni ricerca basata sul bisogno di conoscenza o sul timore di un divenire misterioso induce il fedele di una religione a compiere una serie di sforzi che vanno dall’osservanza di regole più o meno costrittive all’ascesi spinta ai limiti del possibile.

Per lui si tratta della grazia santificante, germe della gloria promessa. È quindi giusto che la sua Fede ne sia confermata e che i suoi sforzi gli permettano di pervenire a un credo cui bisogna riconoscere un grande valore.
La virtù della preghiera, la scoperta della realtà divina in se stessi, la potenza della fede e, di conseguenza, la paura dell’inferno e del peccato: è assurdo negare che ciascuno di questi elementi abbia un potere sulla vita di certi uomini, e che possa suscitare certezze.
Ma quelli cui non basta un certo tipo di Fede, quelli che hanno un bisogno più incisivo di conoscenza, saranno costretti a tenersi la sete, dovranno smarrirsi in un panteismo fumoso o sprofondare per sempre in un nichilismo senza speranze?

Cosa penseranno di fronte all’Insegnamento coloro che hanno una solida convinzione religiosa?
Credo che molti compiangano la nostra palese mancanza di Fede e biasimino il nostro orgoglio. Siccome ci rifiutiamo di considerare effetto della grazia divina quei movimenti interiori di cui entrambi riconosciamo la presenza quasi miracolosa, ma la cui comparsa per noi è legata a uno sforzo e a un insieme di legge che intendiamo studiare sul vivo di noi stessi, qualcuno dirà che parliamo mettendoci al posto di Dio, che ci sostituiamo orgogliosamente a lui, e che in questo stesso istante Dio è in noi e si esprime attraverso la nostra bocca. Per altri, questo Insegnamento non è altro che un assurdo panteismo o, al massimo, un pelagianismo[1] più volte condannato.
E così ci ritroviamo a camminare insieme su due vie che pretendono di arrivare alla stessa meta ma il cui parallelismo è solo apparente. A entrambi appartiene la medesima verità originaria, ma la divergenza comincia fin dai primi passi dei nostri rispettivi sentieri in una direzione che crediamo comune. Infatti, le parti di noi che accolgono quell’unica verità sono diverse, come diversa è la vibrazione che ognuna delle parti in cui risuono successivamente il richiamo verso ciò che è in Alto, e che entrambi avvertiamo ugualmente. Dietro le stesse parole, attraverso gli stessi messaggi, finiamo per toccare aspetti diversi della medesima verità, e non possiamo incontrarci che nei rarissimi punti in cui le curve delle nostre ricerche s’intersecano. 

La luce che talvolta penetra in noi, che ci illumina e ci riscalda … essa è riconoscenza, è puro Amore per Colui che, nella sua bontà infinita, riversa ininterrottamente nella nostra anima la Grazia di cui ci ha fatto dono … sempre attenta, essa ci nutre, trasforma la nostra visione delle cose e ci porta verso nuovi paralleli e irreversibili comprensioni. Allora diventa evidente l’irrealtà della nostra vita: peccato, o automatismo che ci rende schiavi? …
Due dimensioni dell’essere che la nostra visione limitata si ostina a confrontare aritmeticamente ma che, da un certo punto di vista, e a parte ogni giudizio di valore, stanno tra loro come lo zero e l’infinito.
Ma ciò non impedisce che alcuni credano e proclamino che noi siamo orgogliosi e senza amore.

Ho sempre avuto un certo disinteresse per tentativi di provare l’esistenza di Dio.

Ora, non sono riuscito a credere per molto tempo in un Dio la cui “bontà” e onnipotenza non abbiano altro fine che ricompensare quelli che rispettano un’etica certamente buona in se stessa, ma legata in passato a crudeli ingiustizie, e castigare quelli che la rifiutano o che sottopongono la loro vita a una disciplina diversa, un tantino meno rispettabile.
Una nuova visione del mondo, la scoperta che in me esiste un’altra vita, il progressivo accesso a una conoscenza vissuta di un universo invisibile, tutto ciò ha radicalmente modificato l’immagine di un possibile Dio che mi ero fatto in precedenza. Adesso accetto l’idea di una Potenza da cui tutto dipende, e capisco che per alcuni l’esistenza di Dio, rappresentando l’indispensabile speranza, sia un motivo per vivere in modo più giusto e un aiuto per sopportare i sacrifici.
D’altro canto, io ho sperimentato in me la “presenza” di una realtà nuova, nata da un lungo sforzo o da circostanze insolite, una presenza che può legarsi direttamente alle verità rivelate dalle tradizioni e che, confermando la giustezza dei loro insegnamenti, per chi la percepisce può rappresentare la prova dell’esistenza di Dio.
Qualunque sia il vero contenuto delle forme che l’idea di Dio ha rivestito nelle filosofie, nelle religioni o nelle tradizioni che ho potuto avvicinare, oggi vedo con chiarezza che cercare la “prova dell’esistenza di Dio”, come a lungo ho fatto anch’io, è un falso problema. Ciò che in me richiede una “prova” è soltanto l’apparato mentale assuefatto ad analoghi tentativi e avido di produrre quel sottile fremito che la mia testa finora ha chiamato “capire”. L’essere non ha bisogno di prove. La conoscenza interiore delle cose è di un livello tale che il numero e l’estensione non vi aggiungono niente.
Il fatto che il mondo interiore esista e che sia animato da una qualità che il mondo ordinario avverte e da cui si sente trasceso, è la prova che, al di là dei limiti concepiti dal mondo ordinario, esiste una realtà diversa cui non si applicano le leggi comunemente note.
Tra il principio chiamato Dio e l’essere che io sono si apre un abisso riempito dalle forze che mi hanno dato la vita.

Come risalire alla loro Sorgente a partire dal punto d’impatto che esse trovano dentro di me?
Come diventare colui che in tutta verità può dire “Signore, sia fatta la tua Volontà”?

Noi siamo talmente condizionati dalle influenze esterne che i colori del nostro sentimento e la forma dei nostri pensieri dipendono dalla disposizione delle forze circostanti. Se tale disposizione di altera anche solo di poco, la nostra visione, le nostre sensazioni e le nostre manifestazioni si modificano all’istante.
In virtù del principio di analogia di tutte le cose esistenti, è giusto pensare che l’umanità nel suo insieme subisca la stessa legge e che, come ha scritto Gurdjieff, se la Grande Natura deve adattarsi continuamente alle conseguenze della sempre maggiore meccanicità in cui vivono gli uomini[2], viceversa, ogni evoluzione accertata nell’altro senso deriva da un cambiamento nel flusso delle influenze emesse da sorgenti che per ora è tanto inutile sperare di identificare quanto vano immaginare.
Nessun uomo può essere separato dall’insieme dell’umanità, essendone una cellula vivente; e pur se ci interessa anzitutto la nostra vita personale, non possiamo evitare di sentirci coinvolti da tutta l’umanità. Certo, per poterne abbracciare la prospettiva non abbiamo sufficiente distanza, perché i tempi del suo sviluppo sono molto diversi dai nostri. E tuttavia alcuni periodi della storia ci hanno dimostrato che talvolta appaiono forze superiori capaci di modificarne il corso evolutivo.


Fonte: Battaglia per il presente di Henri Thomasson






















[1] Dottrina eretica di Pelagio, affermatasi nel V secolo, che negava il peccato originale e sosteneva la possibilità di salvarsi con le solite opere, senza la necessità della grazia.
[2] G.I. Gurdjieff, Racconti di Belzebù a suo nipote, cit. 

lunedì 20 novembre 2017

Concentrazione - Un percorso verso la Meditazione - Ernest Wood

Una illimitata Opportunità

Desideri il successo nella Vita? Vuoi fare tuoi i mezzi che infallibilmente lo assicurano? Vuoi scegliere e dire a te stesso io avrò la ricchezza; io avrò la fama; io avrò la virtù; io avrò il potere? Lascia che la tua immaginazione giochi con questi pensieri, e guarda le tenui nuvole della speranza prendere forma in celesti possibilità. Dona ali alla tua fantasia, perché più bello di qualsiasi immagine tu possa dipingere con il tuo pensiero è il futuro che puoi reclamare con la tua Volontà. Una volta che hai immaginato, una volta che hai scelto, pronuncia: Io voglio. E non ci sarà niente sulla terra che potrà ostacolarti a lungo; perché tu sei immortale, e il futuro ti è obbediente.

Pensi che la morte possa ostacolarti? Non lo farà. Pensi che la povertà, la malattia, gli amici possano ostacolarti? Certamente non lo faranno. Niente lo può, a meno che tu non lo permetta, o non glielo lasci fare. Ma tu devi scegliere, e desiderare null’altro che questo. Devi dire Io voglio: e lo devi dire nel pensiero e nell’azione, non soltanto adesso in parola. Da quel momento in avanti, neanche per un istante il tuo scopo deve cambiare: la tua costante intenzione deve trasformare ogni cosa tocchi in allineamento verso lo scopo che hai scelto. In questo modo se ciò che hai scelto non è dannoso, sarà tuo in breve tempo.

Mi parli della piccolezza dell’essere umano, perso tra le rughe della gigante Madre Terra, essa stessa come un granello di polvere nell’infinità dello spazio! Ma non è così, perché tutto può essere trasformato per essere utilizzato. Il corpo fisico è soltanto un indumento, e i sensi null’altro che piccoli cancelli nel velo della carne: quando essi sono quieti, il corpo obbediente, e la mente dimora nella Contemplazione delle tue immortali possibilità, una finestra si apre al tuo interno; attraverso di essa, potrai vedere e realizzare che tu sarai ciò che vuoi essere. E niente altro.

Come il piccolo seme sepolto nella terra, che sboccia e spinge fuori un tenero germoglio che si fa strada attraverso il terreno, vince la sua libertà all’aria aperta, e diventa una quercia possente che popola la terra con semenze di sé stessa; o come un grande albero di fico del Banyan, che si espande senza limiti da una piccola radice, procurando ricchezza e un riparo a miriadi di creature; allo stesso modo, spingi fuori già oggi il primo tenero ma determinano germoglio della volontà: e scegli ciò che vuoi essere.

Che cosa sceglierai? Vuoi avere il potere? Allora lascia che gli altri siano più liberi e più potenti, perché tu sei lo stesso. Vuoi avere conoscenza? Allora lascia che gli altri siano pure saggi perché tu lo sei lo stesso. Vuoi avere amore? Allora lascia che gli altri ne possano godere perché tu hai molto da dare. È così, in questo modo, che la tua volontà sarà in accordo con la prima ed universale legge dell’essere che si sta disvelando a noi sempre di più; una legge che infonde nel tempo la più importante lezione di quella incondizionata compassione che alla fine trasforma tutta la forza nella nostra forza, e tutta la Vita nella nostra Vita.

Quali saranno i tuoi mezzi? Tutto ciò che incontrerai, piccolo o grande; perché non c’è niente che tu non possa utilizzare come mezzo per il tuo fine. Ma una volta ancora, lascia che tutte le persone e le cose che usi siano beneficiate da questo utilizzo: così il tuo successo sarà anche il loro, e la prima legge sarà soddisfatta.

Successo e Concentrazione

Ma qualunque cosa tu scelga, di una cosa avrai bisogno in tutte queste cose e in tutti i tempi – la Concentrazione dello scopo, del pensiero, del sentimento, dell’azione; affinché essa, come un potente magnete, polarizzi ogni cosa con la quale avrai a che fare. In tutti gli scopi della Vita la Concentrazione è necessaria per il successo.

Superiori Realizzazioni

In ogni caso, Concentrazione non significa un restringimento, una limitazione o un confinamento dei nostri pensieri e delle nostre attività, né alcuna perdita di interessi e simpatie umane. Non significa ritirarsi in una grotta o in una caverna, con il vino della Vita che si inaridisce nelle nostre vene come un fiume nel deserto nella siccità estiva. Concentrazione significa che l’interezza della nostra Vita diviene polarizzata attorno ad uno scopo deliberato, animata da crescenti poteri di Pensiero, di Amore e di Volontà, e ispirata da un Sé più elevato di quello che abbiamo conosciuto finora.


Fonte: Concentrazione - Un percorso verso la Meditazione di Ernest Wood 










mercoledì 25 ottobre 2017

Racconti di Belzebù a suo nipote - Georges Ivanovič Gurdjieff

D'altro lato, in ognuno di essi la "colonna vertebrale" è sede di un'altra concentrazione, detta "midollo spinale", in cui sono localizzate le "fonti negative" destinate, con la loro azione, a svolgere rispetto al cervello lo stesso ruolo svolto dai Soli di Secondo Ordine del Megalocosmo rispetto al Santissimo Protocosmo.
È opportuno osservare che in passato i tuoi beniamini conoscevano abbastanza bene il funzionamento specifico delle varie parti del loro "midollo spinale", anzi conoscevano persino alcuni "sistemi meccanici" per agire su parti specifiche del midollo stesso nei periodi in cui il loro "stato psichico" era più disarmonico; ma a poco a poco le informazioni legate a quel tipo di conoscenze sono "sfumate nel nulla", e oggigiorno i tuoi beniamini, pur sapendo che nel midollo spinale sono localizzate varie concentrazioni, ne ignorano completamente le funzioni previste dalla Grande Natura e si accontentano di chiamarle "fasci nervosi del midollo spinale".

Questi fasci nervosi del midollo spinale sono la sorgente di tutte le negazioni rispetto alle affermazioni provenienti dal loro "cervello", esattamente come i Soli di Secondo Ordine sono le fonti di negazione rispetto alle affermazioni d'ogni sfumatura provenienti dal Santissimo Protocosmo.

Infine, come nel Megalocosmo l'insieme dei risultati prodotti, secondo il processo del sacro Hepta-para-parshinokh, sia dall'affermazione del santissimo Protocosmo che dalle molteplici negazioni provenienti dai Soli di nuova formazione funge da "principio conciliatore" fra l'insieme delle nuove formazioni e l'insieme pre-esistente, così negli esseri suddetti si trova una concentrazione corrispondente a tutti i risultati prodotti dalle affermazioni del "cervello" e dalle molteplici negazioni della loro "colonna vertebrale", risultati che in seguito servono da "principio regolatore" o "conciliatore" nel funzionamento dell'intera presenza di ciascuno.

Quest'ultima concentrazione, che serve da principio regolatore o conciliatore per la presenza generale degli esseri terresti tricerebrali, all'inizio aveva la forma di un cervello indipendente localizzato, nei tuoi beniamini come in noi, nella regione "toracica".

Ma da quando il loro processo di esistenza esserica ordinaria ha subìto gravissime alterazioni, la Grande Natura, per varie ragioni legate al processo cosmico trogo-auto-egocratico generale, si è vista costretta a modificare il sistema di localizzazione di quel cervello, pur senza distruggerne il funzionamento.
E precisamente la Natura ha provveduto man mano a disperdere quest'organo, inizialmente concentrato in un'unica sede, in localizzazioni più piccole e disseminate in tutta la presenza generale di quegli esseri, particolarmente nella regione "epigastrica". Oggigiorno, l'insieme di quelle piccole localizzazioni viene da loro chiamato "plesso solare", o insieme di gangli nervosi del sistema simpatico.
Tutti i risultati prodotti dalle manifestazioni affermative del loro "cervello" e dalle manifestazioni negative della loro "colonna vertebrale" si accumulano attualmente nei vari gangli nervosi disseminati in tutto il corpo planetario dove, una volta fissati, costituiscono il principio neutralizzante nell'ulteriore processo di affermazione e di negazione che ha luogo fra cervello e midollo spinale – proprio come nel Megalocosmo l'insieme di risultati provenienti sia dalle manifestazioni affermative del Protocosmo sia dalle manifestazioni negative dei Soli di nuova formazione costituisce la "forza neutralizzante" nell'ulteriore processo di Affermazione e Negazione.
Pertanto, proprio come noi, gli esseri tricerebrali del pianeta Terra, oltre ad essere apparecchi trasformatori delle sostanze cosmiche necessarie al Grandissimo Trogo-auto-egocrate in possesso delle proprietà di tutte e tre le forze del Triamazikamno cosmico fondamentale, hanno anche la possibilità, assorbendo le sostanze da trasformare prodotte da tre diverse fonti indipendenti, di assimilare sia le sostanze indispensabili al mantenimento della propria esistenza, sia quelle destinate al rivestimento e al perfezionamento dei propri corpi esserici superiori.


Fonte: Racconti di Belzebù a suo nipote - Georges Ivanovič Gurdjieff